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Jimmy Castagna

  • 3 feb 2017
  • Tempo di lettura: 17 min

Jimmy Castagna

JC: Avete già visto altre aziende italiane o non ancora?

CA: Questa è la prima, come aziende italiane noi volevamo visitare ancora De Simone, Barbisotti e Trasacco.

JC:Trasacco è un azienda del gruppo e i titolari sono inglesi per cui magari non hanno avuto occasione di apprezzare quello che state facendo. Però Trasacco è più che altro sul “Real Estates”, loro sono dei “developpers” e costruiscono per vendere, invece noi costruiamo per chi ce lo chiede, siamo un impresa di costruzioni a tutti gli effetti.

CA: Possiamo chiederle una sua presentazione veloce? Ci può parlare un po’ di lei e del che ruolo ha all’interno dell’azienda?

JC: Allora, io mi chiamo Jimmy Castagna sono un cittadino italiano, terza generazione di costruttori, sono nato in Nigeria dove mio nonno e mio padre lavoravano nel campo edile. Dopo la scuola,mi sono traferitoin Nigeria dove ho incominciato la mia carriera di costruttore (35 anni fa).

Sono in Ghana dal 1987 e dal 2005 sono in forza alla Micheletti: prima come direttore tecnico e dal 2008 come amministratore delegato.

CA: Ha già un pò accennato all’azienda. Com’è nata l’azienda?

JC: L’azienda è stata fondata nel 1955 da un italiano e nel 2003 l’amministratore del tempo decise di venderlaad un gruppo di investitori italiani.

E per un anno, non è successo nulla di particolare, fino al 2004, anno in cui abbiamo iniziato a fare qualcosa di interessante, cercando di farci largo nella concorrenza accanita.

Quindi ci sono due storie di Micheletti una dal 1955 al 2002 e l’altra dal 2004 in avanti.

CA: Infatti, dato che nel mercato edile ghanese, ci sono molte aziende straniere (molte italiane), che fanno molto uso del calcestruzzo per l’architettura. Micheletti come si è inserita in questo mercato? Che tipo di mercato è, quello in cui vi siete affermati?

JC: Diciamo che questo mercato è tendenzialmente conservativo, e non ama molto l’innovazione tecnologica.È molto tradizionale: si continua a costruire così perché lo si è fatto in precedenza,utilizzando la solita tipologia della struttura in calcestruzzo con i tamponamenti in blocchi di sabbia e cemento (neanche in laterizio) e quelli che cercano di portare innovazione hanno comunque un po’ di difficoltà.

Però, bisogna comunque specificare, che il mercato del Ghana è un mercato molto piccolo: parliamo di 20 milioni di abitanti e di un’economia che è in crescita, ma con una classe media ancora inesistente per cui ci sono pochi ricchi con tanti soldi e tanti che sbarcano il lunario con stipendi da 10 dollari al giorno (quelli che pago ai miei dipendenti) ma c’è gente che vive anche solo con 3-4 dollari al giorno.

Per cui quando si arriva a parlare di edilizia, è chiaro che non hanno i soldi per investire e costruirsi una casa, infatti ci sono ancora tante persone che vivono in strutture di fortuna, piuttosto che con materiali di recupero, ecc…

Le case che si costruiscono, sono comunque delle case che tendono a svilupparsi in orizzontale e non in verticale,quindi la città si è sviluppata ormai dalla zona Est di Tema alla zona Ovest di Accra, diventando un tutt’uno. Ci sono quasi 50 km di area urbana ininterrotta che si sta ancora prolungando verso i 20 km che separano l’abitato dal mare: l’area urbana ha raggiunto il limite delle sue capacità di assorbimento.

E tutte queste costruzioni sono comunque tutte case con il proprio muro di cinta, il propriogiardino e mano a mano che la domanda aumenta le dimensioni dei terreni si riducono, quindi le case sono costruite ad un metro dal perimetro della propria abitazione.

Non essendoci lo stimolo di costruire un qualcosa di innovativo, tutti si adeguano a quello che è la normale tecnica di costruzione. È chiaro che noi, quando costruiamo o quando siamo coinvolti in progetti dove possiamo dare un input nostro, tendiamo a farlo e cerchiamo anche di proporre dei materiali alternativi: per esempio abbiamo una società controllata che fa calcestruzzo alleggerito. Lo facciamo in blocchi, lo tagliamo e poi lo vendiamo. È un prodotto che sta trovando la sua strada faticosamente,soprattutto perché è un prodotto caro, dato che il parametro di raffronto è sempre il blocco tradizionale e quindi la gente non è ancora abituata ad apprezzare i vantaggi che un altro prodotto alternativo può dare.

Le strutture metalliche, il calcestruzzo prefabbricato, e i materiali alternativi al calcestruzzo come il laterizio, che pur avendo delle grosse potenzialità perché ci sono comunque grandi cave di argilla e di materiale che si può usare, non ha attecchito.C’è stata una fabbrica 30 anni fa, però la gente è abituata a produrre il blocco perché il blocco e duro e resistente e quindi non hanno trovato sbocco.

I solai sono fatti in maniera tradizionale, quindi gettati in opera. Una delle società del nostro gruppo, lavora su travetti precompressi, mentre noi facciamo una tipologia di solai prefabbricati però è difficile che la gente richieda questo tipo di prodotti perché sono abituati a vedere le casseforme gettate in opera. Si mettono lì, fanno il cemento per terra e lo tirano su con i secchi.

Per adeguarci a questo discorso, facciamo un po’ quello che ci viene richiesto.

Siamo una ditta che amo definire “la più grande dei piccoli” piuttosto che “la più piccola dei grandi” perché abbiamo ancora tanta strada da fare. Però quando ci sono degli appalti,ti confronti con delle realtà che sono De Simone, Consaro altre società europee che si sono trasferite qua, che hanno un determinato capitolato ti devi adeguare a quelle che sono queste richieste, per cui non hai la possibilità di portare delle tue idee, se non quando ci sono dei lavori di design.

L’80% dei professionisti che lavorano in Ghana ragionano ancora alla vecchia maniera, quelli che sono disponibili ad accettare nuove proposte nuove tecniche costruttive sono i sud-africani.

I consulenti sud-africani stanno prendendo piede in Ghana per due motivi, primo perché sono più preparati dei ghanesi, e poi perché il Sud Africa ha incentivato gli investimenti all’estero, per cui il loro mercato (che era quasi saturo) aveva bisogno di uno sbocco. Il Ghana è stato visto negli ultimi 3-4 anni come un terreno abbastanza disponibile e fertile per questo tipo di investimenti, infatti sono venuti e hanno investito negli “Shopping-Mall” e in grossi progetti. E portando loro i finanziamenti, s’impegnano e vogliono lavorare con i consulenti che conoscono e molto spesso anche con delle società con cui hanno già operato in Sud Africa, per cui piano piano il mercato delle grandi opere si sta spostando verso progetti dove devi portare dei soldi, in parole povere porti il “know-how” e hail’impresa che te la costruisce.

In Ghana, pochi riescono a farlo per cui a noi rimangono le briciole, il grosso dei lavori vanno in mano a queste società: noi ci adeguiamo e cerchiamo di trovare i nostri spazi. Come potenzialità e capacità non credo ci manchi niente, è chiaro che ci mancano le risorse finanziarie, perché se vai da un cliente e gli dici di costruire e ti do io dei soldi per farlo, l’approccio è diverso che non aspettare che sia lui a chiamarti perché ha dei soldi.

CA: Lei ha parlato di “tradizionalità nelle cosrtuzioni”, ma le vostre proposte innovative come vengono recepite? È solo una questione finanziaria o c’è dell’altro?

JC: Credo sia una questione di ignoranza, nel senso che ci sono comunque degli investitori che hanno avuto l’opportunità di vedere come si vive, come si lavora e come si costruisce in Europa e in America per cui sono anche disposti ad apprezzare un certo tipo di prodotto.

Ma ce ne sono anche altri, il cui fine ultimo è proprio solo quello di avere il maggior ritorno economico del loro investimento, dove quello che costa meno va bene.

Qui in Ghanal’unica cosa che abbiamo è la sabbia e la ghiaia, mentretutto il resto viene prodotto all’estero: il ferro dell’armatura è importato, il cemento viene prodotto qui ma la materia prima viene importata e poi tutte le finiture sono importate.Quindi è chiaro che se non hai “la cultura del bello e del funzionale” nel tuo DNA(e guardandosi in giro, lo si vede), ti accontenti o cerchi di risparmiare.Di conseguenza, i prodotti cinesi vanno alla grande; quando si può scegliere, i materiali locali sono preferiti ai materiali di importazione e il “numero finale” è quello che fa la differenza(quando fai un preventivo, la prima cosa che fanno è guardare nell’ultima pagina quant’è l’importo).

Non vengono recepiti in maniera negativa, però secondo me, non c’è questo l’interesse che dovrebbe esserci me da parte di chi ha dei soldi e magari vuole fare qualcosa di bello, poi non è che non si può fare una categoria e metterci tutti dentro.

Per esempio, se voi avete l’occasione di vedere Trasacco Valley, che è una delle creazioni del gruppo, ci sono delle case da 500-600 mq l’una (con bellissimi giardini), tutte all’interno di queste “Gated Community”.

Però il 90 % di chi ha investito lì, sono professionisti ghanesi trasferiti in Europa e in America, dove hanno acquisito questo concetto, chi invece vive in Ghana non è ancora in grado di apprezzarlo. Tante persone si fanno delle belle case ma siamo ancora lontani da quello che potrebbe essere una tipica cittadina italiana dove ci sono quei bei vialetti con marciapiedi e le case pulite. Qui siamo ancora un po’“naif”.

CA: Ultimamente in Europa si cerca di utilizzare e cercare materiali che siano più sostenibili, spesso riproponendo materiali tradizionali del passato (come paglia, terra cruda e legno), ma con tecniche migliorate scientificamente. Ma in Ghana si continua a prediligere costruzioni in calcestruzzo. Qual è la sua opinione a riguardo?

JC: Credo che sia un retaggio del colonialismo visto dal punto di vista di quello che ha portato l’uomo bianco. L’uomo bianco è sempre stato colui che sia nel bene che nel male, è sempre usato come esempio per giustificare il cambiamentodelle cose.

Se avete modo di visitare il Ghana, fuori Accra ci sono dei villaggi in cui molto spesso si vedono delle case coloniali costruite tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, che sono ancora intere: stanno su, c’è ancora il tetto, ci sono ancora i blocchi, sono solo un po’ deteriorate perché mal conservate.

Però nessuna delle case costruite al giorno d’oggi, ha life standing di 50-60 anni come hanno invece le case coloniali, per cui nell’inconscio delle persone, rimane l’idea che il cemento ti dà una garanzia.

Inoltre c’è da tener conto che per chi è vissuto nelle case di terra, dover tornarci, è visto come un passo indietro, piuttosto che in avanti. Credo sia anche una questione psicologica, quella di pensare di essere saliti di livello, piuttosto che retrocessi.

Io sono un amante delle sperimentazioni, abbiamo provato ad usare il bambù al posto del ferro d’armatura, abbiamo fatto dei progetti, abbiamo provato ad usare la terra per fare delle pareti (ce n’è un esempio qua vicino) e il calcestruzzo alleggerito.

Abbiamo provato ad utilizzare altri materiali, però sono tipologie costruttive che se tu dai la possibilità a qualcuno di scegliere, raramente vengono prese in considerazione perché non sono ancora arrivati al livello europeo o americano dove c’è la necessità di essere ecosostenibili, di cercare di limitare gli sprechi, di usare materiali alternativi ecc.

Quindi è un mercato difficile sotto questo punto di vista, non credo che possa ancora interessare, almeno fino a quando non si accorgeranno di non avere più niente.

Stranamente il Ghana è stato un esportatore di legname per decenni, ma non avendo mai incentivato la politica del “replanting”, si sono ritrovati a non avere più legname. Nel mercato locale, ci sono ancora un sacco di richieste per tavole di armatura però sono legnami poveri che durano probabilmente un paio di getti e basta.

La cultura di studiare qualcosa di alternativo per risparmiare, non è ancora entrata nel loro DNA e nel loromodo costruttivo. Ad esempio, noi importiamo i pannelli gialli per l’armatura e i puntelli in ferro, innanzitutto perchèci costa molto di meno, ma credo anche per una questione di rispetto per l’ambiente.

Infatti, non è possibile costruire al ritmo in cui stanno costruendo oggi, pensando di usare i sistemi di 20-30 anni fa, per cui dove possiamo fare qualcosa, noi lo facciamo. Cerchiamo di essere più rispettosi dell’ambiente.

CA: Prima accennava alle casseforme, che tipologia di casseforme utilizzate?

JC: Tutto dipende dalla tipologia costruttiva, ad esempio nel progetto che avete visto (OneAirportSquare, Mario CucinellaArcitects), abbiamo dovuto disegnare delle casseforme particolari per adattarci al disegno dell’architetto.

I grossi pannelli d’armatura,come ad esempio, per fare dei nomi, Faresin piuttosto che Doka, sono dei pannelli interessanti quando si fanno delle grosse superfici. Ci sono poi dei problemi particolari, ad esempio quando si lavora in altezza,dove normalmente la movimentazione ai piani del materiale la si deve fare con le gru, ma in un paese dove negli ultimi 20 mesi abbiamo avuto problemi di elettricità.Quindi o sei una società di un certo livello che ha un gruppo elettrogeno in cantiere o devi portarti a mano un pannello di 200 kg da un piano all’altro e la cosa comincia a diventare pesante. Per cui si privilegia un materiale più leggero, magari il pannello giallo piuttosto che il pannello di alluminio o di PVC.

Quindi il materiale che si usa è sostanzialmente in funzione del tipo di tecnologia e del tipo di costruzione che si vuole fare. Resta il fatto che non sono ancora commercializzati in maniera adeguata, per cui noi abbiamo cominciato a importare (credo di essere stato il primo) le travi H20 (quelle gialle) e i pannelli gialli, per ora è un mercato che si sta sviluppando poco per volta. Però quando vedi un cantiere con quella tipologia di casseforme, sai già che è un cantiere di un’impresa internazionale o comunque non solo ghanese. Quindi c’è ancora un po’ di educazione da fare.

Gli architetti e gli ingegneri con le loro associazioni non aiutano molto, proprio per questo loro istinto a mantenere le cose un po’ come stanno. Mi sarei aspettato di veder organizzare dei seminari dove mettono in discussione o si propongono queste alternative e tipologie di costruzione. Ma non succede per cui, rimaniamo così.

CA: È possibile utilizzare calcestruzzo o ferri riciclati? Ci sono dei requisiti minimi previsti da normativa?

JC: Allora, intanto non c’è una normativa che regola il tutto, per esempio quando feci il lavoro allo stadio di Accra (è stato il nostro primo grosso progetto), abbiamo demolito un settore dello stadio esistente e riciclato tutto il materiale di demolizione per fare i sottofondi di pavimentazione interna. Ed è stata una cosa abbastanza simpatica, perché non riuscivano a capire che cosa stessimo facendo.

Qui ad esempio, non esiste un centro di raccolta, e tutti i rifiutidelle demolizioni e degli scavi, li porti dove capita. Noi personalmente abbiamo un punto di raccolta qui, dove teniamo tutto il materiale di scarto per utilizzarlo in altri cantieri per fare i riempimenti.

Però normalmente quando si effettuano scavi, c’è un tacito accordo con gli autisti per portare il materiale dove riescono a “sbolognarlo”, per cui se il materiale è buono lo portano in altri cantieri e si fanno pagare, se il materiale non lo è lo scaricano senza farsi vedere.

Per il ferro, invece il discorso è diverso, il Ghana è tra i pochi paesi che utilizzano il ferro d’armatura riciclato.

Difatti,in giro si vedono dei carrettini spinti da ragazzini, con sopra i pezzi di ferro (o qualsiasi cosa metallica), che le personeraggruppano e portano nei punti di raccolta, dopodiché questo materiale viene portato a Tema in fonderia, per essere fuso e reimmesso nel mercato come materiale da costruzione.

Noi non lo usiamo, perché secondo me a livello di qualità non c’è un controllo eccelso (una volta ci possono fondere lavatrici, un’altra pezzi di rotaie, ecc). Però per chi, ad esempio non può permettersi di avereuno standard alto, questa è un’opzione accessibile.

Quando demoliamo una struttura, il sabato e domenica vengono persone del luogo con mazza e martelli, rompono tutto il calcestruzzo e tirano via il ferro, lo raddrizzano e lo piegano. È un lavoraccio, però se aiuta a portare a casa la pagnotta, ben venga.

Sul calcestruzzo non è possibile, perché quando s’inizia un nuovo progetto, bisogna portare tutta una serie di documentazione a comprovare che stai usando un materiale giusto (da dove viene la tua pietra, da dove viene la sabbia, fare dei test sui mix, portare dei risultati). Sotto questo aspetto sono abbastanza precisi.

Poi se l’aggregato viene da demolizioni, non è ben visto a meno che non fai dei magroni con calcestruzzo di bassa resistenza, che però è molto più costoso che non andare a comprare la materia prima direttamente in cava.

CA: Qui ci sono quindi cave di aggregato o di sabbia?

JC: Ci sono cave per aggregato e ce ne sono tantissime. Soprattutto nella zona est. Ci sono queste cave dove trovi dalla “quarryloss”, che è lo scarto della lavorazione della sabbia e viene utilizzata per il sottofondo dei pavimenti autobloccanti oppure integrato nel calcestruzzo. Si arriva fino alle varie metrature che normalmente si utilizzano, noi non facciamo calcestruzzo con aggregati di dimensioni superiori ai 20 mm.

Per quanto riguarda la sabbia, invece il discorso è molto più complicato. Per il calcestruzzo si usa sabbia di fiume che si va a prendere a circa 60-70 Km fuori Accra.

Invece per la sabbia da intonaci e da sottofondi si usa normalmente della sabbia normale (roffsand), che si trova in campagna. Per cui ci sono queste sacche (a volte di 100 x 200 m con queste cave profonde 1.5 m 2 m al massimo) con questi commercianti di sabbia che si muovono come cavallette (arrivano, puliscono, scavano, trovano, caricano, finito questo si spostano).Quindi per avere la sabbia devi viaggiare fuori Accra verso Cape Coast, ma sono 2 ore 2 ore e mezza di camion per andare a prenderla. E il materiale non è mai perfetto, per cui spesso hai troppo “top soil”, oppure scavndoarrivano sul fondo e raccolgono anche dell’argilla. E questo è un problema che abbiamo proprio a livello di cantiere, perché ovviamente poi il materiale va direttamente al sito e il controllo qualità del cantiere deve stare attento che quello che riceviamo e paghiamo sia consono poi all’uso. È lì la questione, non ci sono pre-miscelati. Nessuno ha mai pensato di aprire una società per produrre pre-miscelati. Secondo me sarebbe una bella idea.

CA: E il cemento dove lo acquistate?

JC: Ci sono tre società che producono cemento di una certa importanza, sono la Ghacem, Diamond Cement (prodotto al confine con il Togo) e l’altro è Dangote (che è una società nigeriana, che importa materiale sfuso che poi insacca qui).

Importare cemento è un po’ difficile proprio a livello logistico, perché poi se lo importi ne devi importare una nave o una mezza nave. E poi se non hai uno smercio immediato, va a finire che te lo trovi indurito (e quindi inutilizzabile)in magazzino.

CA: Fate uso di additivi? Da dove li compriamo?

JC: Beh, noi abbiamo una certa esperienza nell’utilizzo degli additivi, perché abbiamo un buon “design office” ecerte volte arriviamo anche a produrre un calcestruzzo da 60-70 MPa.

Ad esempio con il lavoro del fabbricato che uso sempre come riferimento visto (OneAirportSquare, Mario CucinellaArcitects), abbiamo dovuto usare un calcestruzzo S5, perché non c’era spazio per poter infilare un vibratore e il calcestruzzo doveva essere superfluido, perché ci vennero richiesti 45 MPa di resistenza.

Per gli additivi adesso, c’è una società che produce qua in Ghana, che ha una fabbrica, ma normalmente s’importa dagli Emirati, perché quasi tutte le società di un certo livello (multinazionali) producono ormai lì.Questo perché hanno delle facilitazioni fiscali: comprare lo stesso prodotto lì o in Europa, vuol dire risparmiare circa il 20%, quindi i fluidificanti e i ritardanti li compriamo da questi fornitori che hanno solo l’ufficio qua in Ghana.

CA: E per la qualità dell’acqua? Fate dei controlli particolari?

JC:La qualità dell’acqua è un problema, ma anche la quantità dell’acqua, perché se fai solo riferimento all’acqua dell’acquedotto, rischi di trovarti per due giorni senza acqua (ed è un problema!).

Tanti hanno i pozzi, però il 90% di quelli che ci sono ad Accra, sono di acqua salata, per cui devi avere un impianto di depurazione attraverso osmosi, che qua sono abbastanza comuni.

L’acqua ha la sua importanza, qui. Nelle specifiche e nelle normative si parla di acqua pulita e priva di impurità, ma non c’è nessuno che fa il test sull’acqua. Noi lo facciamo, proprio per la nostra tipologia di controllo qualità. Sappiamo che non possiamo avere acqua salata.

CA: Qui l’umidità e la temperatura sono molto alti, può essere un problema per la produzione in sè?

JC: L’umidità e la temperatura sono alte, però non siamo ancora a livelli così estremi (che invece ci sono a Dubai o Abu Dhabi) da dover adottare particolari sistemi. Il nostro impianto di betonaggio non ha nessun dispositivo di abbassamentodella temperatura dell’acqua piuttosto che del cemento.

Ci sono delle tecniche che si usano: per esempio quando abbiamo fatto il lavoro di OneAirportSquare, abbiamo dovuto gettare di notte per due motivi: per la temperatura e per il traffico.Per cui noi iniziavamo i nostri getti verso le 7-8 di sera e andavamo avanti tutta la notte.

Inoltre, ci sono altre questioni per cui mi sono scontrato molto spesso con i progettisti italiani, perché noi abbiamo tutta un’altra serie di problematiche che chi è abituato a lavorare in Italia non prende in considerazione.

Ad esempio: se io devo fare un getto devo sapere dov’è il mio cantiere, perché ci possono essere dei flussi di traffico intensi al mattino, per cui se io devo gettare lungo una determinata direzione, è meglio farlo dalle 10 del mattino in avanti, perché nelle ore prima c’è traffico, oppure viceversa. E per una macchina che sta in coda 2 ore, significa mettere dei ritardanti, significa avere dei problemi che se si possono evitare, è meglio.

C’è un problemadi elettricità, c’è un problema di acqua,c’è un problema di cemento. Il miglior cemento che si trova qui, è il cemento di Dangote, a cui però capita di rimanere senza cemento per due settimane.

Per cui se hai un getto importante, o vai a comprare il cemento dalla concorrenza oppure ritardi il tuo getto. Se invece fossi in Italia e dovessi fare un getto da 1000 mc, prendo il telefono, chiamo e ho risolto il problema.

Qui c’è tutta una serie di considerazioni, che non sono nulla di complicato, ma che vanno fatte.

CA: Prima ha accennato alle associazioni di ingeneri e di architetti: esistono delle riviste di architettura o edilizia?

JC: Assolutamente no, niente riviste neanche sulle costruzioni. Noi siamo abbonati a riviste americane, sudafricane.

CA: Avete qualche scheda tecnica, brochure o catalogo di prodotti da farci vedere o avere?

JC: Quello che noi produciamo, lo produciamo per noi. Noi non vendiamo, quindi non abbiamo bisogno di un catalogo. Posso portarvi a vedere l’impian

CA: Visto che nell’ambito dell’architettura, l’Italia sta cominciando ad puntare lo sguardo verso il Ghana (vedi Mario CucinellaArchitects oppure Studio Bicuadro), la nostra indagine si propone anche come un lavoro di aggiornamento della documentazione che il Politecnico di Torino possiede riguardo al Ghana, che è rimasta indietro.

JC: Non è che siete rimasti tanto indietro, è che i materiali da costruzione sono rimasti gli stessi: i blocchi di cemento.

Di blocchi ne vengono prodotti tanti: da quelli che li preparano sul bordo della strada alle aziende un po’ più serie. Ci sono due o tre aziende, tipo la “LessBlock” (sono a circa 5 minuti di macchina da qua)che realizza prodotti belli, sani e robusti. Inoltre danno anche un certificato a livello di resistenza meccanica.

La qualità degli altri, va a scendere. A livello di blocchi, secondo me non ci sono altre alternative. Noi poi proponiamo l’alternativa dei blocchi in calcestruzzo alleggerito, con varie misure. Dopo vi porto a vederlo.

Non c’è molto di materiale da costruzione. Pensate solo che abbiamo iniziato ad usare le lastre di cartongesso, solo 7 anni fa. Prima non si usava, adesso invece è abbastanza comune. Non è una roba che ha una storia o un passato, però attualmente è molto utilizzato, anche se si è comunque limitati a due spessori spessore (10-12).

CA: Abbiamo notato che anche le tegole per le coperture sono in cemento o in lamiera.

JC: A livello di copertura non c’è molta fantasia, o si costruisce il tetto piano impermeabilizzato, o la lamiera o le tegole in cemento. Abbiamo pensato qualche anno fa di importare i pannelli sandwich, ma non sono stati presi in considerazione.

La coibentazione qui è zero. Sia nelle coperture che nei blocchi stessi.

Per esempio il nostro blocco di cemento (che ci facciamo noi) ha 3 intercapedini, qui invece normalmente il blocco ne ha una sola. Il blocco qui è proprio visto come un tamponamento, di conseguenza c’è una parete sottilissima fuori, e poi c’è questa grande intercapedine d’aria e quando bisogna fare le tracce degli impianti, per riempire è necessario rimettere l’equivalente di due blocchi. Dopo si segna la dilatazione del materiale.

Noi, invece, abbiamo fatto questo blocco che ha un piccolo scomparto ai due lati e uno centrale. Quindi quando bisogna romperlo, si va ad intaccare solo la prima parete e mai la seconda e il materiale per il riempimento sarà al massimo un cm per coprire il tubo che hai messo.

Però sono quelle sottigliezze che non tutti usano. Perché qui il guadagno sta nell’avere un materiale che costa poco e quello che costa di meno è proprio l’aria, per cui il blocco è solo tamponamento. Chiaramente quando poi il sole ci batte contro tutto il giorno, la temperatura trasmessa nell’ambiente è alta.

CA: Si fa utilizzo di cemento bianco?

JC: Ne parlavo proprio stamattina con uno dei miei collaboratori, che gli hanno chiesto del cemento bianco. Sapevo che lo vendeva la Ghacem, che è una delle società che produce cemento, ma il prezzo è tre volte tanto quello normale. Veniva usato in passato per fare la graniglia, i pavimenti in graniglia, in cui se ne usa poco. Ma pensare di fare un lavoro grande in cemento bianco è economicamente improponibile.

Ad esempio, quando si deve fare un “Fair-faced Concrete” (cemento faccia a vista), la differenza la si fa con la cassaforma: se la cassaforma è in metallo il cemento è quasi bianco, se la cassaforma è in “Plywood”, siccome il compensato assorbe, si ottiene un effetto diverso. Ma in Ghana, non ho mai sentito parlare di additivi in questo senso. Non ho mai usato pigmenti per colorare il calcestruzzo. Al massimo, solo chi fa i blocchetti, usa fare dei “Topping”.

CA: Tornando al discorso delle associazioni di architetti: quali ci sono?

JC: C’è il “Ghana Institute of Architect” è un’associazione di architetti, dove si fa un esame di ammissione, ci si iscrive al loro albo e viene conferita una matricola. C’è anche per gli ingegneri e per i supervisor, però non sono associazioni che promuovono l’innovazione e la ricerca di nuovi materiali. È un po’inutile secondo me.


 
 
 

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